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Lavorare da casa: 10 consigli per organizzarsi al meglio

La mia settima stagione come wedding planner mi vede pianificare i matrimoni dei miei sposi da uno studio privato così bello e grande che all’inizio della mia carriera nemmeno me lo sarei sognato!

Decidere di avere uno studio fuori casa, in cui lavorare e ricevere i clienti, è stata una decisione importante e un passaggio fondamentale nel mio approccio nei confronti di questa professione e dei miei clienti. Accumulando esperienza, gestendo un rebranding impegnativo e volendo servire un mercato sempre più esigente, ho deciso che era arrivato il momento di investire in una casa totalmente dedicata a Valeria Ferrari Weddings.

Questa però non è stata l’unica ragione.

Fino a poco tempo prima di iniziare a dipingere le pareti del mio studio (e di acquistare quintali di parquet per coprire un pavimento troppo anni ‘70 per i miei gusti), ero abituata a lavorare da casa mia, in cui avevo una stanza in cui rinchiudermi per potermi dedicare ai matrimoni e a tutti i miei progetti.

E’ stata una modalità di lavoro che mi è sempre andata a genio, fino a quando sono diventata mamma e ho capito che il pagare profumatamente una baby sitter non era sufficiente per far convivere in modo pacifico un lavoro e un bambino piccolo (nel mio caso si trattava pure di due gemelle, ti lascio immaginare).

Quindi la maternità è stata la molla che mi ha spinto al grande salto ed ora sono felice così, ma prima di questo evento ho dovuto imparare come si può essere professionali e produttivi tra le mura domestiche.

All’inizio inizio inizio della mia attività, quando ancora usavo lo pseudonimo La petite Coco, non avevo un ufficio ma nemmeno una stanza tutta per me. Abitavo con il mio allora fidanzato in un piccolo appartamento, avevo sistemato una scrivania nell’unico spazio disponibile del salotto/cucina e da lì ho iniziato a pianificare il mio futuro. Concentrarsi quando alla tua destra hai i piatti da lavare e alla tua sinistra il bagno da pulire non è certo facile! Il mito del free lance che lavora in pigiama è affascinante, ma come spesso accade la realtà è un po’ diversa. Lavorare da casa richiede organizzazione, forza di volontà, motivazione.

Mi ci è voluto del tempo per imparare a darmi delle regole e a far capire alla mia mente che quello era il mio posto di lavoro, vorrei condividere con te delle strategie che per me hanno funzionato.

1 - Sveglia presto - La tentazione di rimanere a letto quando non hai un cartellino da timbrare è forte, ma mi sono imposta di programmare la sveglia presto, di fare colazione con il mio fidanzato-poi-marito e di sedermi alla scrivania dieci minuti dopo che lui se ne fosse andato di casa (almeno il letto la mattina lo devo rifare, è una cosa che mi crea troppo disagio!).

2 - Dress code - Ammetto di aver lavorato in pigiama fino a mezzogiorno in molte occasioni, ma una delle regole era di vestirmi in modo decente anche se non avevo clienti da incontrare o colleghi con cui confrontarmi. All’inizio addirittura mi truccavo, per creare uno stacco mentale tra la casa e il mio “fuori casa”.

3 - Spazio personalizzato - Anche se non c’entrava niente con il resto dell’arredamento, ho fatto dipingere la parete di fronte alla scrivania e ho personalizzato quell’angolo della casa. Questo mi ha aiutato a creare mentalmente uno stacco tra la casa e il lavoro. Quando guardavo quella parete per me si attivava il mood wedding planner, anche se ammetto di aver scritto diversi km di mail direttamente dal divano (era molto vicino del resto).

4 - Non dare spiegazioni - La cosa più difficile, per me, è stata far capire ad amici e soprattutto parenti che, anche se da casa, lavoravo dieci ore al giorno. E’ frustrante quando le persone pensano di poterti interrompere in ogni momento perchè “tanto sei a casa”. Ho smesso quindi di provare a spiegare (a distanza di anni c’è ancora qualcuno che non capisce quello faccio ogni giorno) e di farmi interrompere. Telefonate e appuntamenti solo nel tardo pomeriggio, prendere o lasciare.

5 - Programmazione - Questa cosa appare scontata ma credo ti ci vorrà del tempo per capire quale routine sia meglio per te. Io dopo vari test avevo capito che dovevo accendere il cellulare solo quando mi sedevo alla scrivania, perché altrimenti leggere le mail e i messaggi appena sveglia mi creava un’ansia tale da non farmi nemmeno fare colazione. Inoltre, dovevo occuparmi dei social solo nel pomeriggio perché erano una fonte di distrazione enorme e dovevo dedicare la mattina alla scrittura perché dopo la pausa pranzo la mia creatività subiva un netto calo (è così ancora adesso, ma calcola che ai tempi durante la pausa pranzo guardavo la Signora Fletcher).

Ognuno deve capire come funziona la propria concentrazione e trovare le modalità migliori per gestirla.

6 - To do list brevi - L’ho consigliato anche durante il corso: meglio le to do list brevi. Delle liste troppo lunghe non fanno altro che creare un senso di frustrazione, perché non verranno mai completate entro la fine della giornata. Preferisco una programmazione settimanale ad una quotidiana.

7 - Uscire - E’ importante imporsi di uscire di casa, perché quando si vive in tuta la voglia di farlo potrebbe ridursi al minimo. Andare a fare la spesa, andare in palestra o a bere un aperitivo sono delle buone scuse (e delle belle ricompense) per uscire di casa e indossare qualcosa di più carino che una tuta.

8 - Ricevere i clienti altrove - Una cosa che non potevo assolutamente fare era ricevere i clienti in casa, non era davvero lo spazio adatto e non sarebbe stato professionale. Ho risolto il problema, inizialmente, sfruttando l’ufficio di mio marito, poi un fornitore mi aveva messo a disposizione lo stesso bel salottino che utilizzava lui e quello era uno spazio decisamente più adatto ad una wedding planner. A volte i clienti si possono incontrare direttamente in location, se per caso vengono da fuori zona, però ogni tanto c’è bisogno di uno spazio istituzionale. In questi anni i co-working hanno fatto passi da gigante, puoi informarti sui pacchetti disponibili nei co-working della zona che ti interessa, fosse anche per affittare una piccola sala riunioni una tantum.

9 - Stabilire la fine della giornata - Non sono sempre stata brava a rispettare questa regola, ricordo di momenti in cui vedevo entrare dalla porta mio marito e lì capivo di aver sforato di un bel po’ le sei di sera. In teoria, mi sono sempre imposta di smettere di lavorare entro le 18.00 come chiunque altro. Poi il lavoro è aumentato sempre di più, non avevo figli, anche mio marito svolgeva un’attività indipendenta quindi capiva il mio mondo...quindi ecco, ho sempre trascorso più ore del previsto alla scrivania. Però darsi degli orari, prendersi due ore libere quando da una settimana fai gli straordinari è importante, perché la mente ha bisogno di staccare per rigenerarsi ed essere più produttiva e creativa.

10 - L’home office è solo tuo - Una cosa fondamentale è che chi vive con te capisca che quel computer, quella scrivania, quella sedia, quei quaderni sono il tuo lavoro. Nessuno deve metterci le mani, nemmeno con la buona intenzione di mettere ordine. Chi vive con te deve rispettare i tuoi spazi e i tuoi tempi, se non riesci in questo intento cerca un buon co-working in cui trasferirti perché è essenziale lavorare in un ambiente che non remi contro i tuoi obiettivi.

La vita da home-office un po’ mi manca, lo ammetto! Spero che questi consigli ti possano essere utili per iniziare a lavorare sul tuo progetto, so che la parte più difficile del viaggio è proprio compiere il primo passo!

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